APPROCCI PER L’ INDIVIDUAZIONE E IL MONITORAGGIO DELLE AREE QUIETE NEL PIANO D’ AZIONE STRATEGICO DI FIRENZE

La Direttiva 2002/49/EC (spesso citata come “European Noise Directive” o “END”) ha aperto un nuovo scenario nella gestione del rumore ambientale, prevedendo per gli Stati Membri l’obbligo di redigere Mappature Acustiche Strategiche e Piani d’Azione con una cadenza quinquennale. Il lavoro della Commissione nel favorire l’implementazione della Direttiva, non solo a livello legislativo, ma anche e soprattutto a livello tecnico e di pratica comune, è stato coadiuvato dall’azione della comunità scientifica attraverso l’azione di gruppi di esperti (come il WG-AEN e il WG-HSEA) e di progetti di ricerca, volti allo sviluppo e all’individuazione di soluzioni da distribuire a livello comunitario (IMAGINE, HARMONOISE e i più recenti QUIETCITY e SILENCE sono alcuni esempi). Se le mappature acustiche hanno dimostrato di essere capaci, pur con qualche limite in termini di incertezza, di individuare le aree ove i livelli sonori sono tanto alti da rendere non trascurabili i rischi per la salute della popolazione esposta, diverso è il caso di quelle zone ove i livelli energetici in dB non sono molto elevati.
Per queste ultime aree è, infatti, difficile progettare delle soluzioni (in termini di Piani d’Azione), perché l’impatto sul benessere della popolazione va qui misurato in termini di rumore “percepito”, piuttosto che di rumore “misurato in dB”. Significativo, in tal senso, é il caso delle cosiddette “Aree Quiete”. Uno degli obbiettivi dichiarati dalla END è infatti quello di “preservare la qualità del rumore ambientale ove essa è buona”: luoghi, questi, che la END definisce come “aree quiete”, lasciando agli Stati Membri il compito di individuarli e di decidere le azioni per preservarne la qualità acustica. Parchi cittadini, aree verdi di quartiere, spazi aperti urbani legati alla fruizione del pubblico assumono quindi un interesse sempre più grande nella pianificazione sonora cittadina. E’ ormai dimostrato, infatti, che la disponibilità di un’area quieta ha l’effetto benefico sul benessere e sulla salute della popolazione che vive vicino a essa.
Sfortunatamente, il complesso legame tra la caratteristica acustica di un luogo, intesa come insieme di “suoni positivi” e “negativi” (o “rumore”), e gli effetti sulla popolazione che ne fruisce non è ben noto. Diviene quindi cruciale sviluppare delle tecniche nuove per affrontare queste tematiche, in un contesto di ricerca molto attuale. Verrà qui presentato l’esempio del Comune di Firenze, con una particolare attenzione ad inquadrarlo nel quadro europeo e sottolineando come gli autori del Piano di Azione abbiano affrontato la questione delle aree quiete, in mancanza di una chiara guida a livello nazionale.

Autori: barbieri, bellomini, Luzzi, Memoli, Natale