RUMORE, LE MISURE TECNICHE NON ESAURISCONO LA TOLLERABILITÀ.

Si sta diffondendo sul web e su alcuni giornali una notizia relativa alla modifica della normativa riguardante i limiti per la valutazione della normale tollerabilità delle immissioni di rumore.
Si legge che “La legge di Bilancio 2019 ribalta le consuetudini sulla «tollerabilità» del rumore” e che “il riferimento non sarà più solo l’articolo 844 del Codice civile ma la legge 447/95”.
Articoli e post riportano esempi poco chiari, privi di corrispondenza con le tecniche di accertamento del disturbo da rumore, con le regole, le leggi e le norme che trattano della materia: confondono i limiti assoluti con quelli differenziali, i livelli con le unità di misura e riempiono pagine con vere e proprie castronerie come “Il Leq quantifica le emissioni dalla sorgente e non il rumore ambientale percepito, misurato invece dai decibel (che restano il criterio, per esempio, per il rumore del vicinato)”.
E, poiché anche alcuni tecnici del settore iniziano ad affermare che “I limiti del DPCM risulteranno molto meno severi per il vociare dei locali pubblici e della musica” e che il decreto limiterà la discrezionalità dei Giudici”, è necessario fare chiarezza sul punto e, più in generale, sulla questione dell’accertamento delle immissioni di rumore disturbanti.

Autori: Luzzi